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Basilica del primo convento domenicano di Firenze, fondata nel 1246 ma costruita a partire dal 1279 e conclusa verso il 1360. In città domenicani e francescani si radicano con forza e aprono numerosi conventi, quasi in concorrenza fra loro e sotto la protezione delle grandi famiglie; la basilica è una delle realizzazioni più compiute del Gotico come lo interpretano gli ordini mendicanti. Dai cistercensi deriva l'impianto a croce commissa, molto esteso: tre navate, un transetto su cui si affacciano quattro cappelle a pianta quadrata, un'abside dalla terminazione piatta.
Un accorgimento prospettico caratterizza l'interno: procedendo verso l'altare le campate si fanno più corte, e la fuga dei pilastri fa sembrare la navata più lunga di quanto sia. L'alzato unisce elementi gotici di origine cistercense, come gli archi a sesto acuto, le volte a crociera con costoloni su pilastri a fascio e l'assenza di decorazione plastica, a caratteri propri delle chiese mendicanti, come la navata centrale vastissima, quasi un'aula, e a tratti ancora romanici: muri massicci, nessuna grande vetrata alla francese, poca differenza di altezza fra le navate. Vi si aggiunge un motivo tipicamente fiorentino, la bicromia del Romanico toscano, con gli archi della navata in conci bianchi e verdi alternati; lo spazio che ne risulta è arioso e calibrato con rigore geometrico.
Manca invece il cleristorio: al posto delle file di finestre ogivali tipiche del Gotico, anche cistercense, la navata è illuminata soltanto da semplici oculi. L'esterno, costruito in pietra arenaria, materiale molto diffuso nel Fiorentino, era spoglio come l'interno; nel XV secolo i Rucellai commissionano a Leon Battista Alberti il rivestimento marmoreo policromo del prospetto (Facciata della basilica di Santa Maria Novella), che ne cambierà l'aspetto.