Attorno alla trasformazione della chiesa di San Francesco a Rimini nel cosiddetto Tempio Malatestiano si raccoglie a metà Quattrocento una delle imprese più significative del primo Rinascimento fuori Firenze. Leon Battista Alberti riveste l'edificio medievale con un involucro marmoreo che traduce in facciata lo schema dell'arco di trionfo romano e apre sui fianchi profonde arcate destinate ad accogliere i sarcofagi degli uomini di cultura della corte. All'interno Agostino di Duccio scolpisce a bassissimo rilievo un repertorio di pianeti, segni zodiacali, arti liberali, sibille e putti danzanti di eleganza lineare e sapore antiquario, mentre Piero della Francesca fissa nel proprio affresco il ritratto di profilo del signore, inginocchiato in uno spazio nitido e geometrico.
Il promotore è Sigismondo Pandolfo Malatesta, condottiero e signore di Rimini, che chiama attorno a sé letterati, umanisti e medaglisti e usa il cantiere come strumento di autocelebrazione dinastica, disseminandolo di imprese araldiche e di iniziali intrecciate. La sua rottura con il papato e la condanna pubblica che ne segue interrompono i lavori, che restano incompiuti.