Il portale maggiore di San Petronio, cui Jacopo della Quercia lavora negli ultimi tredici anni di vita, è il cantiere in cui la scultura tardogotica italiana raggiunge una monumentalità nuova. Sugli stipiti corrono le formelle con le Storie della Genesi, dalla creazione dei progenitori al fratricidio di Caino, mentre sull'architrave si dispongono le scene dell'infanzia di Cristo e nella lunetta la Madonna con il Bambino tra i santi protettori della città. Il senese riduce ogni racconto a poche figure di corporatura possente, colte in gesti ampi e trattenuti, e sacrifica il paesaggio e gli aneddoti a favore del solo peso plastico dei corpi: un nudo eroico e solenne che colpirà profondamente le generazioni successive, Michelangelo compreso. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Cantiere del portale maggiore di San Petronio a Bologna (Jacopo della Quercia)».
L'opera è commissionata dalla fabbriceria di San Petronio, la basilica civica voluta dal Comune di Bologna e non dal vescovo, e finanziata dalla città come simbolo della propria identità. I lavori procedono a rilento, tra difficoltà di approvvigionamento della pietra d'Istria e le tensioni politiche che attraversano Bologna in quegli anni, e restano incompiuti alla morte dello scultore.