Coppo di Marcovaldo è la personalità che porta la maniera greca toscana verso una nuova intensità drammatica. Dal repertorio bizantino conserva i fondi oro, le lumeggiature e gli schemi iconografici, ma li carica di un modellato più corposo, di panneggi segnati da forti contrasti chiaroscurali e di un'espressività dolente che trasforma il crocifisso in immagine di sofferenza umana. La bottega lavora indifferentemente su tavola e su grandi superfici murarie e musive, adattando lo stesso linguaggio a croci dipinte, Madonne in trono e vaste scene apocalittiche.
L'attività si colloca negli anni della rivalità tra Firenze e Siena e della battaglia di Montaperti, che porta il pittore fiorentino a operare in territorio senese; la committenza è quella degli ordini religiosi e delle grandi istituzioni cittadine, dai Servi di Maria all'Opera del Battistero fiorentino. La domanda crescente di immagini devozionali per le nuove chiese conventuali sostiene la produzione seriale di croci e tavole d'altare.