Negli ultimi anni della sua carriera Arnolfo di Cambio è il capomaestro che dà forma alla Firenze comunale, operando insieme come architetto e scultore. La sua architettura interpreta il gotico in chiave italiana: spazi ampi e luminosi, muri continui, copertura a capriate lignee e proporzioni distese, pensati per accogliere grandi folle di fedeli attorno alla predicazione. Nell'edilizia civile traduce la medesima ricerca di solidità in un blocco compatto di pietra forte, coronato da ballatoio a sporgere e dominato dalla torre. La sua scultura mantiene volumi pieni e sintetici e un impianto frontale e solenne, con una ricerca di intensità realistica che lo porta a inserire nel marmo occhi di vetro colorato. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Arnolfo di Cambio a Firenze (cantiere di Santa Croce, Palazzo dei Priori e opere fiorentine)».
Firenze vive alla fine del Duecento una stagione di espansione economica e di riorganizzazione urbana, con la nuova cerchia di mura, la sede del governo popolare e i cantieri delle grandi chiese mendicanti. Committenti sono il Comune, l'Opera della cattedrale e gli ordini francescano e domenicano, sostenuti dalle famiglie mercantili che finanziano cappelle e sepolture; il papato di Bonifacio VIII e il Giubileo del 1300 fanno da sfondo alle commissioni celebrative.