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La decorazione della piccola sala al piano terreno della Rocca Sanvitale, commissionata da Galeazzo Sanvitale e Paola Gonzaga, sviluppa nelle quattordici lunette il mito di Diana e Atteone. La volta è arricchita da pennacchi a finto mosaico dorato e da oculi illusionistici che sembrano aprirsi verso il cielo; al centro, uno specchio reca l'iscrizione “RESPICE FINEM” (“considera la fine”), che introduce un significato enigmatico nell'intero programma.
Il programma decorativo unisce il mito di Diana e Atteone a un complesso gioco di illusioni ottiche e riferimenti simbolici. Le lunette raccontano la vicenda mitologica, mentre la volta rompe i limiti dello spazio reale attraverso gli oculi che simulano aperture sul cielo.
Il finto mosaico dorato e gli elementi in stucco rafforzano l'effetto di ricchezza e artificio, tipico del linguaggio manierista, mentre la varietà delle decorazioni trasforma la piccola sala in un ambiente immersivo.
Al centro, lo specchio con la scritta “RESPICE FINEM” (“considera la fine”) introduce una dimensione più enigmatica. L'iscrizione può essere collegata alla conclusione tragica del mito — Atteone, trasformato in cervo da Diana, viene sbranato dai propri cani — e richiama più in generale il tema della fortuna, della fragilità della condizione umana e delle conseguenze delle proprie azioni.