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Pala d'altare a tempera e oro su tavola (160 × 151 cm) che Bonaventura Berlinghieri, figlio di Berlinghiero Berlinghieri, firma nel 1235 per la chiesa di San Francesco a Pescia. Con questa tavola prende forma, per la prima volta, la sequenza canonica dei momenti della biografia di Francesco, scomparso nel 1226 e proclamato santo due anni dopo: le scene, ai lati, sono chiuse entro riquadri come miniature. Al centro Francesco è frontale e rigido, secondo gli schemi delle icone bizantine, con gli attributi che lo distinguono: la veste di panno grezzo stretta dalla corda annodata tre volte, le piaghe della Passione, il volume con la regola dell'ordine.
Fra XII e XIII secolo l'arte bizantina si diffonde in Italia centrale, soprattutto in Toscana e in Umbria, dove i tipi e le tecniche delle icone vengono assimilati e trasformati. Nascono nuovi oggetti devozionali, come le pale e i dossali agiografici, di dimensioni monumentali perché, posti in alto nel presbiterio, fossero visibili a tutti i fedeli: una grande figura di santo al centro e ai lati le storie della vita terrena o i miracoli dopo la morte. A diffonderli contribuiscono gli ordini mendicanti, francescani e domenicani, che finanziano edifici e arredi grazie a lasciti e donazioni di laici e promuovono il culto dei loro fondatori.
Nella tavola di Pescia la fissità iconica del santo contrasta con la freschezza del racconto laterale, che mostra anche un primo senso dello spazio. I tre nodi del cordone ricordano i voti della regola: povertà, obbedienza e castità. Nella Predica agli uccelli, a metà altezza sul lato sinistro, il santo, seguito da due frati, si rivolge agli animali davanti a un fondale piatto e astratto, fatto di un edificio e di un piccolo monte; la disposizione dei volatili, fra cui colombe, cornacchie e monachine, segue il racconto del primo biografo del santo, Tommaso da Celano. In questa sola immagine convivono i due modi in cui l'arte presenta Francesco: il taumaturgo dei miracoli e l'imitatore di Cristo segnato dalle stimmate.