Rodolfo II come Vertumno

Giuseppe Arcimboldo · 1590 · Castello di Skokloster · Skokloster

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Ritratto dell'imperatore Rodolfo II d'Asburgo assimilato alla divinità romana Vertumno (dio delle stagioni e del mutamento): il viso, il busto e le vesti sono interamente composti da fiori e frutti di più stagioni e aree geografiche.

Analisi

L'imperatore è allegoricamente presentato come Vertumno, divinità etrusco-romana dell'alternarsi di mesi e stagioni, in una metamorfica raffigurazione che combina frutta, verdura e fiori di ogni periodo dell'anno.
L'opera celebra la prosperità garantita dal sovrano, alludendo all'armoniosa convivenza di popoli e territori diversi sotto la corona imperiale. La pannocchia di mais testimonia la modernità e il legame con il Nuovo Mondo.

Tipo composito o «teste composte»: ogni elemento vegetale costruisce un tratto del viso o del corpo. I frutti e gli ortaggi provengono da più stagioni e regioni geografiche (inclusa una pannocchia = Nuovo Mondo), alludendo all'universalità del dominio di Rodolfo.
Due letture:
1) ritratto scherzoso, simbolo della passione manierista per il bizzarro;
2) allegoria politica: i frutti rappresentano i territori su cui Rodolfo governa, il dominio sulla natura = dominio imperiale.

Vertumno, dio romano delle stagioni, aveva il potere di assumere qualsiasi forma: metafora della versatilità imperiale.

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