Villa suburbana voluta da Federico II Gonzaga, progettata da Giulio Romano a partire dal 1525. Costruita parzialmente su murature preesistenti di stalle e rustici, viene trasformata in villa all'antica con pianta derivata dalla domus vitruviana: corte quadrata con quattro corpi di fabbrica, ampio giardino con esedra, Loggia di Davide. Ogni facciata è diversa e ogni stanza unica. L'alternanza tra bugnato grezzo e elementi levigati crea effetti chiaroscurali e dinamici. I triglifi del fregio 'scivolano' verso il basso in violazione consapevole delle regole classiche.
Palazzo Te è il manifesto dell'architettura manierista di Giulio Romano. Il progetto riutilizza murature preesistenti trasformandole in un sistema compositivo coerente e ambizioso. L'ispirazione alla domus vitruviana è esplicita ma interpretata liberamente. La vera originalità risiede nel sistematico anticlassicismo: i triglifi del fregio dorico che 'scivolano' fuori dalla loro cornice, le anomalie introdotte nel sistema canonico degli ordini, le finestre timpanate che 'spezzano' le regole. L'effetto è quello di un'architettura colta ma destabilizzante, progettata per sorprendere l'osservatore colto. Il disegno interno è altrettanto elaborato: le Camere di Amore e Psiche e dei Giganti sono le realizzazioni più alte del progetto decorativo.