Monumento funebre di re Ladislao I

1414-1430 circa · Chiesa di San Giovanni a Carbonara · Napoli

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Monumento funebre in marmo (h. 543 cm) destinato al fondo del coro di San Giovanni a Carbonara, a Napoli: vi lavora dal 1414 a circa il 1430 un gruppo di scultori di Firenze e della Toscana, diretti forse da Andrea da Firenze. Lo commissiona Giovanna II d'Angiò, sorella ed erede del re defunto. La grandiosa struttura si articola in cinque settori affiancati; quello di mezzo sale per quattro piani, popolati da figure scolpite a tutto tondo e ordinate per rango. Al centro siedono in trono Ladislao e Giovanna; sopra di loro la cassa funebre, di forme classiche, è svelata da due tendaggi scostati; al vertice il sovrano a cavallo brandisce l'arma.

Analisi

Nell'età tardogotica le tombe di sovrani e principi diventano monumenti che celebrano le virtù del defunto e, ancor più, la dinastia a cui appartiene. Così l'effigie del defunto e i volti veri di familiari e dignitari si affiancano a personificazioni e allegorie, entro complessi apparati di pietra che uniscono struttura e statuaria. Nel sepolcro di Ladislao l'ordine gerarchico delle statue serve proprio a esaltare, per allegorie, l'intera casata angioina, e la presenza in trono di Giovanna accanto al fratello sottolinea la continuità del potere.

La struttura e l'ornato restano gotici, ma il sarcofago all'antica inquadrato dalle cortine introduce un motivo di gusto classico, mentre la statua equestre del coronamento ha un sapore gotico lombardo. Nella stessa Napoli, pochi anni dopo, Antonio Baboccio realizza per San Lorenzo Maggiore il Monumento funebre di Ludovico Aldomorisco (1421), un altro esempio di sepoltura celebrativa. San Giovanni a Carbonara resterà a lungo un luogo del Tardogotico: anche dopo il 1442, sotto Alfonso d'Aragona, la vicina cappella Caracciolo del Sole viene affrescata da pittori come Leonardo da Besozzo, figlio di Michelino da Besozzo.

Innovazioni

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