A Niccolò dell’Arca si deve il gruppo di sette figure a grandezza naturale in terracotta policroma raffigurante il Compianto sul Cristo morto, realizzato per la chiesa di Santa Maria della Vita, legata a un ospedale gestito dalla confraternita laica dei Disciplini. Non si conosce né la data esatta di realizzazione, collocabile genericamente tra il 1463 e il 1490, né la distribuzione originaria delle figure. L’opera, alta 159 cm per ciascuna statua, si trova tuttora nella chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna.
Pur nell’incertezza sulla disposizione originaria, l’insieme restituisce la pregnanza espressiva di una sacra rappresentazione in cui confluiscono evidenti conoscenze della scultura borgognona, del naturalismo tardogotico d’Oltralpe e dell’espressionismo delle sculture tarde di Donatello. Il pathos intenso che pervade la rappresentazione culmina nei gesti e nell’urlo straziato di Maria Maddalena e Maria di Cleofa, in un dramma corale che coinvolge tutte le sette figure attorno al corpo di Cristo disteso a terra. Questa carica espressiva trova, secondo il libro, una perfetta rispondenza nella pittura ferrarese di Ercole de’ Roberti, in particolare in ciò che resta delle figure dipinte nella cappella Garganelli in San Pietro (di cui sopravvive il solo frammento con il volto urlante e piangente della Maddalena): scultura bolognese e pittura ferrarese condividono così una comune tensione verso un’espressività potente e deformante, apertamente anticlassica, che segna profondamente l’arte bolognese della seconda metà del Quattrocento.