La facciata della Certosa di Pavia, avviata nel 1473 dai fratelli Mantegazza e poi guidata da Amadeo dal 1491, è uno dei vertici dell'arte lombarda del Quattrocento. Il rivestimento in marmi policromi (rosa, viola e bianco) è organizzato in un complesso impianto decorativo plastico e cromatico che maschera la scansione interna delle navate. Lo zoccolo è ornato da medaglioni con imperatori, il fregio da statue di profeti, santi e apostoli, mentre l'ingresso presenta colonne binate con chiusura ad arco.
Analisi
La facciata è un documento eccezionale della sintesi tra modelli romani, gusto decorativo lombardo e linguaggio umanistico. Amadeo, succedendo ai Mantegazza (con le loro forme taglienti), porta un modellato più morbido e controllato con rimandi classici espliciti. Il programma iconografico dello zoccolo con profili di imperatori romani, dei fregi con profeti e santi, e dell'ingresso con storie della Certosa costituisce un organico discorso teologico e politico. La parte superiore della facciata è completata dopo la caduta del ducato sforzesco da Cristoforo Lombardi.
Innovazioni
rivestimento policromo a fasce in marmi diversi
maschera dell'articolazione interna tramite decorazione esterna
programma iconografico laico e religioso integrato
Facciata della cappella Colleoni(evoluzione) — Nella cappella Colleoni di Bergamo Amadeo mette a punto il linguaggio ornamentale policromo che svilupperà poi nella facciata della Certosa di Pavia.
Ospedale Maggiore (Ca' Granda)(influenza) — Il modello decorativo di Filarete per l'Ospedale Maggiore introduce a Milano un vocabolario classicizzante che influenza la decorazione della Certosa di Pavia.