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Prima versione del duomo di Spira, in Renania, costruita fra il 1030 e il 1061 per volontà dell'imperatore Corrado II il Salico, della dinastia di Franconia, come luogo di sepoltura dei sovrani. L'edificio, di dimensioni monumentali, aveva un presbiterio dall'assetto complesso con una cripta estesa sotto l'intero transetto. Sopra la navata maggiore c'era un tetto con soffitto piano di legno; lungo le pareti, semicolonne di grande altezza appoggiate ai pilastri salivano fino in cima e, collegate da arcate cieche, facevano da cornice alle finestre alte.
Nelle terre dell'impero germanico, dove l'autorità del sovrano resta forte più a lungo che altrove, i costruttori romanici non rompono con l'eredità degli architetti di Carlo Magno e degli Ottoni. Cambiano però il modo di articolare volumi e pareti, aperti anche a idee giunte dall'estero; la grande scultura architettonica, così diffusa in Francia, in Italia e in Spagna, qui compare di rado.
A Spira questo equilibrio fra tradizione e rinnovamento si legge meglio che in ogni altro cantiere. Già la prima cattedrale mostra un'articolazione precisa e armonica: le semicolonne giganti che salgono fino al claristorio ritmano la navata con un ordine monumentale. Dal 1080 Enrico IV di Franconia ne avvia la ricostruzione (Cattedrale dei Santi Maria e Stefano a Spira (Spira II)), che mantiene i motivi di fondo ma sostituisce la copertura piana con volte a crociera.