Cattedra di Massimiano

546-554 · Museo Arcivescovile · Ravenna

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Trono vescovile (h. 150 cm) interamente rivestito di formelle d'avorio, dono dell'imperatore Giustiniano I all'arcivescovo di Ravenna Massimiano, suo amico e fedele interprete della politica imperiale. L'anima era in legno, oggi sostituito da materiale plastico. È costruita come un seggio a braccioli: sedile a pianta quadrangolare, fianchi rialzati e schienale incurvato. Delle trentanove formelle scolpite a bassorilievo ne restano ventisette, racchiuse da fasce decorate a rilievo e a traforo; sulla fronte, al centro della fascia superiore, spicca il monogramma di Massimiano.

Analisi

Gli intagli eburnei, beni preziosi rimasti a lungo fedeli alla grazia antica, nell'età di Giustiniano si piegano anch'essi alla solennità astratta che domina l'arte di Ravenna. Nelle fasce, girali di vite carichi di grappoli ospitano animali di grande varietà e vivacità, secondo una tradizione di matrice romana.

Le formelle rivelano mani diverse. Gli episodi dell'Antico Testamento hanno un racconto mosso e concitato, probabilmente di maestranze alessandrine; quelli del Nuovo, montati sullo schienale, hanno un rilievo molto basso e una misurata distribuzione degli spazi che fa pensare a modelli siriaci. Nel pannello anteriore, chiuso sopra e sotto da bordure a giorno, il Battista, che fa da ponte fra l'antica e la nuova Alleanza, sta al centro con due evangelisti per parte: pose statiche e distaccate e fondi a nicchia rimandano direttamente alle botteghe di Costantinopoli.

La cattedra fu dunque montata forse a Costantinopoli o nella stessa Ravenna, dove lavoravano artigiani di diversa origine, ciascuno con i propri caratteri ma accomunati da un linguaggio di figure semplificate. Troppo delicata per reggere il peso di una persona, doveva servire soprattutto a sostenere il Vangelo aperto durante le celebrazioni.

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