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Basilica di Roma ricostruita fra il 1138 e il 1148 su commissione di papa Innocenzo II, fra le imprese architettoniche più significative della città nel XII secolo. L'interno recupera con fedeltà quasi filologica le forme delle basiliche paleocristiane: la navata centrale è separata dalle laterali da file di colonne che non sostengono archi ma una trabeazione continua, come nell'antica basilica costantiniana di San Pietro. Il reimpiego di fusti in un solo blocco e di capitelli ionici tolti alle Terme di Caracalla dà alla basilica un'aura da edificio imperiale.
Nella Roma del XII secolo il Romanico assume una fisionomia propria: la ripresa del prestigio del papato si traduce in un intenso fervore edilizio che guarda deliberatamente alla tradizione tardoantica e paleocristiana, sia per consuetudine delle maestranze sia per il valore simbolico di quel richiamo. Le nuove chiese tornano alla semplicità dell'impianto basilicale, fanno largo uso di materiali di spoglio e si arricchiscono di decorazioni in marmo e mosaico.
Santa Maria in Trastevere è uno degli esempi più chiari di questa scelta. Il colonnato architravato si rifà al modello della basilica vaticana fondata da Costantino, mentre i fusti monolitici e i capitelli ionici provenienti dalle Terme di Caracalla non sono un reimpiego casuale: vengono selezionati con cura proprio per evocare la grandezza dell'antichità. Il significato del programma è dichiarato dall'iscrizione del mosaico del catino absidale, che presenta la basilica come un'aula imperiale in cui Cristo, sovrano del cielo, riceve il fedele alla presenza del papa, suo vicario in terra. Alla fine del Duecento la fascia dell'abside sotto la conca verrà rivestita dai mosaici di Mosaici di Santa Maria in Trastevere (ciclo mariano).