Assunzione della Vergine

Correggio · 1526-1530 · Cattedrale di Santa Maria Assunta · Parma

Assunzione della Vergine, Correggio Apri la scheda interattiva →

Affresco (1093 × 1195 cm) che Correggio dipinge tra il 1526 e il 1530 nella cupola del duomo di Parma, dopo aver ricevuto l'incarico nel 1522, mentre lavorava ancora in San Giovanni Evangelista. Rappresenta Maria che, alla fine della vita terrena, sale al cielo con l'anima e con il corpo. Il tamburo ottagonale diventa un finto parapetto su cui stanno gli apostoli, enormi, sgomenti davanti al sepolcro vuoto; sopra di loro la calotta si apre in un cielo pieno di angeli visti dal basso, che spingono la Vergine verso la luce.

Analisi

Sul parapetto dipinto si affacciano, oltre agli apostoli, angeli e altri personaggi biblici, che fanno da tramite tra la finta architettura e il cielo. Nella calotta centinaia di angeli, scorciati in modo audacissimo, sostengono e accompagnano Maria. Insieme alla spirale delle nuvole bianche formano un vortice che sale e guida lo sguardo verso il centro, dove tutto si scioglie in una sorgente di luce. Al culmine della calotta Cristo, spalancati i cieli, scende incontro alla madre.

Correggio spinge qui fino in fondo la libertà di composizione già sperimentata nella Visione di san Giovanni Evangelista a Patmos. Nel turbine la Vergine, gli apostoli e le figure bibliche si riconoscono a fatica: il pittore rinuncia di proposito ai tratti individuali e agli attributi tradizionali, e con una pennellata morbida e continua fa percepire l'insieme come un unico corpo vivo, in cui ogni figura si confonde nel movimento verso l'alto e nella luce.

Nella calotta non c'è nessun elemento architettonico dipinto: tutto è affidato a figure viste in forte scorcio, e proprio questo fa sembrare che la volta reale si spalanchi verso l'alto. Spazio architettonico e spazio pittorico si fondono, perché l'intero duomo si trasforma nel sepolcro di Maria e il fedele, dalle navate, è chiamato a prendere parte alla visione.

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