Il cantiere della cattedrale modenese ospita la prima grande impresa scultorea del romanico padano. Wiligelmo scolpisce le lastre della Genesi come un fregio continuo che attraversa la facciata: figure tozze e possenti, teste grandi, gesti essenziali, un rilievo alto che stacca i corpi dal fondo con un plasticismo appreso dai rilievi antichi. Attorno a lui e dopo di lui operano altre maestranze — riconoscibili nei portali laterali, nelle metope dei contrafforti e nelle sculture profane — che allargano il repertorio a soggetti fantastici, allegorici e cavallereschi. L'architettura di Lanfranco, con le sue gallerie, i contrafforti e il rivestimento in pietra chiara, offre a questa scultura una struttura pensata per accoglierla. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Scuola di Wiligelmo (Duomo di Modena)».
La costruzione è avviata nel 1099 su iniziativa della comunità cittadina attorno alle reliquie del santo patrono, in un periodo di contrasti fra papato e impero e di crescente autonomia dei comuni padani; un'epigrafe in facciata registra l'avvio dei lavori e celebra per nome lo scultore, cosa rara per l'epoca. La cattedrale funziona così tanto da chiesa vescovile quanto da simbolo dell'identità civica modenese.