I marmorari romani sono dinastie di artefici che si tramandano di padre in figlio il mestiere del taglio e dell'intarsio del marmo: tra queste i Vassalletto, accanto ai Cosmati e ai Laurenziani. Il loro linguaggio nasce dal reimpiego dei marmi antichi di Roma, tagliati in tessere di porfido, serpentino e paste vitree e ricomposti in tappeti geometrici di grande effetto cromatico. La bottega produce l'intero arredo liturgico — pavimenti, amboni, cibori, cattedre, candelabri pasquali — e soprattutto chiostri dalle colonnine tortili, binate e rivestite di mosaico, dove alla decorazione astratta si affianca una scultura figurata di gusto ancora romanico ma nutrita di modelli classici.
La committenza è quella dei grandi monasteri e delle basiliche romane, in una stagione di rinnovamento degli arredi sacri sostenuta dal papato e dai capitoli canonicali. Il cantiere di San Paolo fuori le Mura è il banco di prova più ambizioso, e su queste opere gli artefici firmano con orgoglio il proprio nome.