Gli affreschi della cripta di Epifanio rappresentano il vertice della pittura carolingia nell'Italia meridionale. Le maestranze combinano l'impaginazione ordinata e il linearismo di tradizione occidentale con la tavolozza chiara e gli incarnati rosati lumeggiati di bianco propri della cultura mediterranea e bizantina, entro un sistema di cornici e nastri policromi che scandisce le pareti dell'ambiente ipogeo. Le scene, dalla Crocifissione alle storie dei martiri, sono costruite per figure ferme e simmetriche, con gesti misurati e un forte accento sul valore devozionale dell'immagine. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Bottega della cripta di Epifanio (San Vincenzo al Volturno)».
L'abbazia di San Vincenzo al Volturno è in questi anni uno dei maggiori centri monastici d'Europa, sostenuta dai sovrani carolingi e in rapporto con i duchi longobardi di Benevento, con scriptorium, officine e un vastissimo patrimonio fondiario. La cripta è voluta dall'abate che vi fa raffigurare se stesso ai piedi della croce con il nimbo quadrato riservato ai vivi, secondo un uso che dichiara apertamente il ruolo del committente.