Il trasferimento di Francesco del Cossa da Ferrara a Bologna innesta nella città emiliana il linguaggio tagliente della cultura ferrarese: contorni incisi come metallo, colori squillanti e smaltati, prospettive spinte fino allo scorcio ardito, paesaggi di roccia scheggiata che salgono alle spalle delle figure. Il grande polittico per una cappella cittadina applica questa maniera a un'impaginazione ancora gotica di scomparti sovrapposti, animandola con santi di plastica durezza. Ercole de' Roberti, che vi collabora dipingendo la predella, spinge oltre la componente narrativa e drammatica, e nella pala d'altare più tarda riunisce le figure sotto un'unica architettura dipinta di impianto monumentale, in dialogo con lo spazio reale della chiesa. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti a Bologna (Polittico Griffoni e Pala Portuense)».
Cossa lascia la corte estense intorno al 1470 in cerca di un riconoscimento economico e professionale che a Ferrara non aveva ottenuto, e a Bologna trova la committenza di famiglie mercantili e canonicali interessate a dotare di pale le proprie cappelle. Il passaggio segna il momento in cui il linguaggio elaborato nelle corti padane diventa disponibile anche a una committenza cittadina.