Gentile da Fabriano è il massimo interprete italiano del gotico cortese e la sua bottega itinerante ne diffonde il linguaggio da una città all'altra della penisola. La sua pittura combina il fasto della superficie aurea — foglia d'oro punzonata, rilievi a pastiglia, tessuti broccati che imitano le stoffe di lusso — con un naturalismo analitico che descrive con pari cura fisionomie, animali, gioielli e vegetazione. Le composizioni si dispongono come cortei processionali che percorrono il piano del dipinto e si perdono in lontananza fra colline e città turrite. Nelle scene minori delle predelle sperimenta effetti di luce notturna e artificiale, con bagliori che modellano le figure nel buio, aprendo una strada che la pittura successiva raccoglierà.
Privo di una sede stabile, Gentile lavora su chiamata per le corti signorili e per i grandi committenti urbani, dai signori lombardi alla Repubblica di Venezia, fino ai banchieri e mercanti fiorentini e alla curia romana. È una committenza colta e ricchissima, che chiede opere di alto costo materiale, dove l'impiego dell'oro e dei pigmenti pregiati è esso stesso segno di prestigio.