Il Trittico dei Frari è un dipinto a olio su tavola realizzato da Giovanni Bellini nel 1488 per la basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, dove ancora oggi si trova nella collocazione originaria. L’opera appartiene alla fase matura dell’artista, quando Bellini ha ormai sviluppato uno stile pienamente autonomo, nato dal confronto con Andrea Mantegna, Piero della Francesca e Antonello da Messina, e la sua fama è ormai in piena ascesa. La struttura è quella di un vero trittico, con tre tavole distinte separate da una cornice lignea intagliata e dorata, disegnata dallo stesso Bellini: nello scomparto centrale la Madonna in trono con il Bambino, affiancata da due angeli musicanti, nello scomparto sinistro i santi Nicola e Pietro, in quello destro i santi Marco e Benedetto
La scelta della struttura a trittico rivela una committenza dal gusto ancora tardo-gotico, di retroguardia anche per gli standard veneziani di fine Quattrocento, eppure Bellini riesce a reinterpretarla in chiave pienamente rinascimentale. Pur essendo lo spazio fisicamente diviso in tre ambienti separati dalla cornice, dietro di essa Bellini costruisce una scena unitaria e omogenea, tanto che i gruppi di figure sembrano condividere la medesima luce e la medesima aria, superando così i limiti fisici imposti dal formato tripartito.
Il confronto con la Pala di San Cassiano di Antonello da Messina è illuminante: quest’ultima, pur essendo anch’essa concepita in forma tripartita, mostra i santi disposti a semicerchio nello stesso spazio del trono, un espediente che Bellini riprende e rende ancora più fluido nel Trittico dei Frari, eliminando quasi del tutto la sensazione di separazione tra i comparti. Ancora più stretto è il legame con la Pala di San Zeno di Mantegna, dove l’architettura dipinta prolunga illusivamente quella della cornice reale, fondendo spazio pittorico e spazio reale in un’unica ambientazione: Bellini adotta lo stesso espediente nel Trittico dei Frari, dove i pilastri dipinti e gli architravi degli scomparti laterali sembrano costruiti su misura per contenere le coppie di santi, creando per contrasto un effetto di volumetria e di profondità scenica. Rispetto a Mantegna, tuttavia, Bellini rinuncia al citazionismo classicheggiante (i medaglioni mitologici, i bassorilievi all’antica) a favore di un’atmosfera più calda e pittorica, meno scultorea e più legata alla luce.