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Grande affresco (600 × 642 cm) dipinto verso il 1446 per Palazzo Sclafani a Palermo e oggi, staccato, nella Galleria Regionale della Sicilia a Palazzo Abatellis. Nel 1446 il re Alfonso d'Aragona, Alfonso V, concede l'edificio perché sia adibito a ospedale; l'autore, rimasto anonimo, è probabilmente un artista venuto dalla Catalogna. Nessuna opera siciliana documenta meglio il Gotico internazionale; eppure nasce quando, riunito il Sud sotto la corona aragonese e spostato il centro del potere a Napoli, l'isola non ha più la funzione trainante di un tempo.
La Morte, uno scheletro in groppa a un destriero anch'esso scheletrico, irrompe in un giardino affollato scoccando frecce. Sotto gli zoccoli del cavallo cadono, colpiti, un sovrano e un pontefice, aristocratici e prelati; ignari, alcuni ragazzi continuano a divertirsi e a fare musica, e sul lato sinistro i miseri e gli infermi invocano invano la fine.
Il luogo è un giardino chiuso da mura, l'hortus conclusus carico di significati simbolici, e i personaggi si dispongono sulla parete per gruppi affiancati, come nei tessuti istoriati o nelle miniature: una soluzione tipica della cultura tardogotica e cortese.