L’opera, datata 1469, è realizzata a olio magro su tela e misura 413×338 cm; è oggi conservata al Museo della Cattedrale di Ferrara. Le ante, chiuse, mostrano all’esterno la scena di San Giorgio e la principessa, mentre aperte rivelano all’interno un’Annunciazione.
Nella scena esterna con San Giorgio e la principessa emerge la componente gotico-cortese dello stile di Tura, evidente nei dettagli dell’abbigliamento della principessa, nella figura del drago e nel fondo oro. Ciò che colpisce di più, però, è il fortissimo carattere espressivo, di matrice nordica, che investe il santo e il cavallo, riconoscibile anche nell’atteggiamento della principessa e, più in generale, nel pathos che promana dai gesti, bloccati nel momento culminante del dramma. Lo slancio del cavallo, scorciato in modo da esaltarne l’anatomia, contrasta con lo sfondo che tende invece alla bidimensionalità, e questo contrasto accentua la proiezione della scena verso lo spazio reale, coinvolgendo emotivamente lo spettatore. All’interno delle ante, invece, Tura dipinge un’Annunciazione che rivela un registro molto diverso: qui prevale una sottile sapienza antiquaria e prospettica che rimanda alla cultura padovana e in particolare a Mantegna, in luogo dell’espressività drammatica e gotica della scena esterna. Le due facce dell’opera mostrano dunque un unico artista capace di muoversi tra due linguaggi complementari: quello gotico-cortese ed espressionista nordico nella scena cavalleresca, quello prospettico e antiquario di matrice mantegnesca nella scena sacra.