Pala di San Zaccaria

Giovanni Bellini · 1505 · Chiesa di San Zaccaria · Venezia

Pala di San Zaccaria, Giovanni Bellini Apri la scheda interattiva →

Opera matura di Bellini, dipinta nel 1505 per la chiesa del ricco convento delle monache benedettine di San Zaccaria, che riprende e supera l’arcaica articolazione tripartita del Trittico dei Frari a favore di un’unica tavola continua. La pala mantiene la posizione del trono marmoreo in una nicchia con catino absidale in mosaico dorato, ma unifica la scena in uno spazio unico: ai piedi del trono si trovano al centro un angelo musicante, a sinistra i santi Pietro e Caterina, a destra Lucia e Gerolamo.

Analisi

L’architettura dipinta da Bellini assomiglia a quella reale in cui la pala è collocata: i pilastri istoriati dipinti corrispondono infatti a quelli marmorei della cornice e al resto dell’edificio progettato da Mauro Codussi. La proporzionalità, la chiarezza dell’impianto prospettico e l’uso della luce, oltre a dettagli come l’uovo sospeso sopra la Vergine, già ripreso da Mantegna nella Pala di San Zeno, rimandano a Piero della Francesca. Nell’uso del colore, nella resa sfumata delle barbe e nella raffigurazione degli scampoli di paesaggio al di là dei due pilastri istoriati di gusto classico, Bellini mostra invece di aver già assimilato il linguaggio tonale che caratterizza l’opera di Giorgione, affermatosi nei primissimi anni del secolo. Rispetto al Ritratto del doge Leonardo Loredan, opera eseguita pochi anni prima, la Pala di San Zaccaria mette in luce il versante pubblico e devozionale della produzione belliniana, quello legato alla grande pala d’altare, mentre nel ritratto Bellini applica gli stessi principi di proporzionalità, chiarezza luminosa e resa tonale a un soggetto individuale, dimostrando la coerenza del suo linguaggio pittorico attraverso generi diversi.

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