Cristo tra i santi Cosma e Damiano

530 circa · Basilica dei Santi Cosma e Damiano · Roma

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Mosaico del catino absidale della basilica dei Santi Cosma e Damiano a Roma, eseguito nel 530 su commissione di papa Felice IV. La chiesa è il primo luogo di culto sorto nel cuore della città: nel 526 Teodorico il Grande cede al papa due ambienti del tempio della Pace, nell'area dei Fori, una biblioteca e una sala, che vengono trasformati in basilica. Il mosaico documenta il passaggio dal linguaggio figurativo classico a quello bizantino: al racconto si sostituisce l'apparizione solenne di Cristo, che dal cielo affida la propria missione agli apostoli.

Analisi

Il Redentore compare fra le nubi e conferisce la sua missione ai due apostoli che lo affiancano, Pietro sul lato destro e Paolo sul sinistro; all'iconografia della traditio legis, cioè il passaggio della legge divina nelle mani della Chiesa, si unisce qui quella del dono. I due apostoli presentano infatti a Cristo i titolari della chiesa, Cosma e Damiano, che porgono con deferenza due corone; chiudono la teoria dei santi, sul margine destro, Teodoro, che porge a sua volta una corona, e sul sinistro Felice IV con la chiesa in miniatura fra le mani.

Il naturalismo si semplifica per esaltare la grandezza delle figure sacre, anche se il cielo blu, attraversato da nuvole rossastre come al tramonto, dà ancora all'ambiente un aspetto naturale. Le vesti, pur ricche di pieghe ombreggiate che ancora descrivono le membra, contribuiscono a raffreddare la resa del vero, e su tutta la scena domina l'immobilità. Mezzo secolo più tardi, nel mosaico di San Lorenzo fuori le Mura (Cristo in maestà tra i santi Pietro e Lorenzo e il papa Pelagio II), l'adesione ai modelli bizantini sarà ormai piena, con il fondo oro e i volumi ridotti a forme geometriche.

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