Il telero, datato 1496, raffigura la festa religiosa del 1444 durante la quale avvenne la guarigione miracolosa di un devoto bresciano, giunto appositamente in laguna per venerare il frammento della vera Croce donato alla confraternita nel 1369 da Philippe de Méziéres, cancelliere del regno di Gerusalemme. L’opera è oggi conservata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Gentile sceglie un punto di vista rialzato, che gli consente di dare ampio risalto a piazza San Marco e di inquadrare la processione nel pieno del suo svolgimento, come evento collettivo, senza però rinunciare alla caratterizzazione dei singoli soggetti: abiti e accessori permettono infatti allo spettatore dell’epoca di riconoscere il doge, i committenti dell’opera e i membri della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista che reggono i ceri. La serenità trasmessa dal disciplinato corteo di nobili, patrizi, religiosi e popolani, ritratti con accurata precisione, allude chiaramente all’armonia e all’ordine garantiti dal governo della Serenissima. La piazza, sede del potere religioso e civile, è resa con una cura topografica inedita: il campanile viene spostato lateralmente in modo da rendere visibili la facciata di San Marco, ancora ricoperta di mosaici bizantini, il Palazzo Ducale e la Porta della Carta con i marmi ricoperti di dorature. Nel complesso la pittura di Gentile appare oggettiva, fondata sul rigore formale dei tagli prospettici, su una linea di contorno agile ed essenziale e su un colore netto e ben definito, adatto alla descrizione calligrafica e puntuale degli avvenimenti raccontati.