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Parte superiore della Pala di Pesaro raffigurante il Cristo morto sorretto dalla Vergine, opera di forte intensità emotiva e solidità volumetrica.
Anche in questa scena compare San Girolamo tra i testimoni, coerentemente con il ruolo di dottore della Chiesa e patrono degli studiosi che gli viene tradizionalmente attribuito nelle pale francescane di fine Quattrocento, un soggetto molto caro a un pubblico raffinato e colto. La cimasa, dipinta da Bellini sempre tra il 1470 e il 1475 come coronamento della Pala di Pesaro, oggi conservata nella Pinacoteca Vaticana, raffigura l’Unzione del corpo di Cristo morto, con la Maddalena che compie il rito di unzione e Nicodemo che regge un piccolo vaso di unguenti. La tavola, insieme alla predella con sette scene narrative della vita dei santi, faceva parte in origine di un unico complesso architettonico oggi smembrato tra Pesaro e Roma.
Il registro di questa scena è profondamente diverso da quello del pannello centrale: qui Bellini abbandona la solennità frontale e simmetrica dell’Incoronazione per un’inquadratura più ravvicinata e intima, dominata dal corpo di Cristo morto in un originalissimo scorcio, seduto sul sepolcro, che testimonia una ricerca di realismo anatomico e patetico assente nella tavola principale. Mentre nel pannello centrale la luce è diffusa, atmosferica e serve a costruire lo spazio del paesaggio, nella cimasa la luce si concentra sui volumi dei corpi, accentuando il plasticismo delle figure secondo lezioni apprese ancora da Piero della Francesca. Il confronto tra le due opere mostra dunque un Bellini capace di adattare il proprio linguaggio pittorico al soggetto: solenne e architettonico nell’Incoronazione, drammatico e umano nell’Unzione, pur mantenendo in entrambe la stessa attenzione alla resa tridimensionale delle figure.