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Olio su tela di Tiziano (1514-1515, 118 × 278 cm), Galleria Borghese di Roma. Dipinta probabilmente per le nozze di Niccolò Aurelio con Laura Bagarotto (1514). Raffigura due donne con la stessa fisionomia — una vestita e una nuda — sedute presso una fontana ricavata da un sarcofago, con un amorino al centro. Le interpretazioni più accreditate identificano le due figure come due Veneri (terrena e celeste) o come due aspetti del matrimonio (passione carnale e castità pubblica).
La composizione è costruita su una griglia di linee perpendicolari: le verticali corrispondono alla posizione delle figure, equidistanti dall'asse di simmetria; le orizzontali sono suggerite dal sarcofago-fontana, dalla seduta delle figure e dalla linea dell'orizzonte. Tiziano risolve il marcato sviluppo orizzontale collocando le due figure in posizione simmetrica, creando due rettangoli regolari. Il paesaggio sullo sfondo con cacciatori e conigli rimanda al mondo naturale. L'opera è un esempio magistrale di pittura neoplatonica veneziana.