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Pitture murali, in parte rifinite a secco, che decorano la basilica più antica di San Clemente al Laterano, oggi sotterranea, a Roma: risalgono agli ultimi anni del secolo XI e raccontano le vicende del santo a cui è intitolata la basilica, uno dei primi vescovi di Roma dopo Pietro, e quelle di sant'Alessio. A Roma il ritorno all'antico, annunciato da qualche pittura del X secolo, diventa nell'XI una scelta deliberata, legata al rafforzarsi del potere dei papi: una stagione detta anche riforma paleocristiana, di cui questi dipinti sono fra le opere più importanti.
Colpisce soprattutto il richiamo evidente alla pittura antica di tradizione ellenistico-romana, riconoscibile nel modo di costruire lo spazio, anche con elementi architettonici, e nei motivi vegetali che incorniciano le scene. Nuovi sono però il ritmo animato delle scene, l'efficacia narrativa, l'abbondanza di notazioni sui volti e sui gesti e l'organizzazione delle storie in fasce sovrapposte: così, in uno dei riquadri, la celebrazione eucaristica del santo e la cecità che colpisce Sisinnio stanno nella fascia centrale, mentre il prodigio della colonna è raffigurato più in basso.
Lo stesso ritorno ai modelli dei primi secoli cristiani guida, qualche decennio più tardi, il mosaico dell'abside della chiesa superiore (Mosaico absidale della basilica superiore di San Clemente), con i girali d'acanto che nascono da un cespo ai piedi della croce.