Monaco certosino fiorentino, fu priore della Certosa del Galluzzo e dal 1500 spedalingo, cioè rettore, dell'ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, uno dei maggiori enti assistenziali e patrimoniali della città; divenne poi vescovo di Cortona. In questa duplice veste di amministratore e uomo di Chiesa fu committente assiduo per le chiese e le cappelle dipendenti dall'ospedale. Nel 1518 commissionò a Rosso Fiorentino la pala per la cappella di Santa Maria Nuova, la cosiddetta Pala dello Spedalingo: secondo il racconto di Vasari rifiutò l'opera giudicando i santi dai volti stravolti simili a diavoli, episodio divenuto emblematico dello scarto tra la cultura del committente e la ricerca anticlassica del giovane pittore.