Corte viscontea

Scuola · 1441–1447 · Milano, Monza, Pavia, Cremona, Lombardia

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Nella Lombardia della prima metà del Quattrocento il gotico cortese sopravvive a lungo, alimentato dal gusto fastoso della corte ducale, mentre altrove si afferma già il linguaggio rinascimentale. La pittura di questo ambiente predilige superfici preziose: fondi e dettagli in oro, rilievi a pastiglia, applicazioni metalliche che imitano armature e gioielli, abiti alla moda descritti con fedeltà di cronaca. Le storie del passato vengono raccontate come cerimonie contemporanee, con cortei di cavalieri e dame, cavalli bardati e architetture eleganti disposti in registri continui. Lo stesso repertorio raffinato si riversa negli oggetti di lusso della corte, dalle decorazioni di sale di svago alle carte da gioco dipinte a mano una per una come piccole tavole. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Arte tardogotica alla corte dei Visconti (Milano, Pavia, Monza, Cremona)».

Contesto storico

Sotto l'ultimo duca visconteo la corte usa le arti per costruire la propria memoria dinastica, richiamandosi anche alle radici longobarde del regno d'Italia attraverso la figura della regina Teodolinda. Accanto alla committenza ducale operano il capitolo delle grandi chiese lombarde e le famiglie aristocratiche milanesi, che fanno decorare le proprie residenze con scene di giochi e passatempi signorili.

Innovazioni

Opere