Il cantiere dell'abbaziale di Saint-Denis è il luogo in cui gli elementi già noti all'architettura romanica — arco a sesto acuto, volta a crociera costolonata, contrafforti esterni — vengono per la prima volta combinati in un sistema coerente. Il risultato è un coro con deambulatorio e cappelle radiali non più separate da muri, ma aperte l'una sull'altra e traforate da grandi vetrate, così che la parete si dissolve e lo spazio appare percorso da una luce continua. La facciata occidentale, con i tre portali, il rosone e le due torri, fissa uno schema destinato a diventare canonico nelle cattedrali gotiche. Il nome esteso della scuola nel catalogo era «Cantiere di Saint-Denis (Abate Suger)».
L'abate Suger, reggente del regno durante la seconda crociata e consigliere dei re capetingi, promuove la ricostruzione dell'abbazia che custodisce le reliquie del patrono di Francia ed è necropoli dei sovrani: l'impresa è insieme religiosa e politica. La sua teologia della luce, di matrice neoplatonica, giustifica lo sfarzo delle vetrate e dell'oreficeria come via anagogica alla contemplazione del divino, e legittima il rimontaggio di preziosi vasi antichi in nuove strutture liturgiche.